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A febbraio in moto? Scotland, of course!

L'unico, autentico, inimitabile....

A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda mauldinamica » gio mar 08, 2018 7:54 pm

Cheers!

Febbraio si avvicina, è il mese del Dragon Rally e del Krystall.

Ogni raduno è sempre una scusa per fare chilometri e scoprire angoli del mondo in cui l’asfalto, vera droga del motociclista, ti porta a dimenticare angoscia quotidiana e stress lavorativo.

Quest’ anno non riesco a fare l’ accoppiata e partecipare ad entrambi i raduni, mi aspetta un altro viaggio dopo due settimane e devo fare delle scelte.

Decido di optare quindi solo per il raduno Gallese, lasciando all’anno prossimo le distese di neve e ghiaccio della Norvegia.

Mi concedo qualche giorno in più del necessario, partendo ben prima della data del raduno, perché la Scozia è una terra che mi chiama incessantemente.

Tutto di quei luoghi e della sua gente mi fa sentire vicino alla sua natura arcigna ed essenziale ed al carattere riservato dei suoi abitanti.

Dopo averla visitata in ogni altra stagione, l’idea di cavalcare in Scozia d’inverno mi sembra ogni giorno più stimolante, cosi, a fine gennaio di quest’anno prendo la decisione definitiva: mi riservo 8 giorni e prima di arrivare in Snowdonia in Galles dove si tiene il Dragon andrò’ a visitare … mmmh, giusto, cosa vado a visitare?

Highland? Dovrei chiodare assolutamente, ma le ho gia percorse…
Lowlands? Magari non chiodo, ma anche queste le ho gia viaggiate…
La costa orientale con Aberdeen? Probabilmente è più bella in primavera o autunno…
Il Nord? Bello è bello, ma gia in estate c’è il nulla oltre a delle strade belle e panorami mozzafiato, d’inverno potrebbe diventare un paesaggio lunare e magari non cosi comodo per pernottare e ristorarsi.
Ho infatti portato tenda e sacco a pelo per il raduno, ma usufruire dell’ ospitalità degli agricoltori scozzesi campeggiando selvaggio sui loro campi con gelo e neve potrebbe essere una reale necessità se non si trova ospitalità in un Hotel o b&b che rimangano aperti in inverno a quelle latitudini…
Skye senza “images”, le maledette zanzare della piovosissima bella stagione potrebbe essere un’ idea … poi ci sarebbe l’ occasione per concedermi una bella visita a Talisker, la distilleria isolana dell’ omonimo whisky.
Ecco , cosi mi piace di più, li ci saranno sicuramente più possibilità per riposare e dare fondo ai miei desideri culinari sorseggiando un 12 anni.
“Bravo, bell’ idea quella della distilleria”, dico a me stesso orgogliosamente, “vediamo cosa mi suggerisce Garmin Base camp”.

Apro il pianificatore satellitare dei miei giri e quando osservo i segni sulla mappa dei tracciati gia percorsi mi accorgo che avrei anche il “track” gia bell’e pronto.

Pero’ cosa è quella zona assolutamente mai visitata della Scozia appena a sud di Skye?

Cosa ci manca da vedere di quella meravigliosa terra?

Le isole di Mull, Jura e poi Islay e Aran.

“Islay, ho letto bene?” penso tra me e me … Talisker è cosa nota, Skye gia percorsa, ma Islay …
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Tutti voi sapete benissimo cosa succede ad Islay 365 giorni all’ anno vero?

Ditemi di si, altrimenti lasciatevi rapire dal dolce suono di alcune parole.

Islay è soprannominata “the floating distillery”, la distilleria galleggiante, a causa o meglio per merito della concentrazione di alcune tra le migliori distillerie di Single Malt Scotch Whisky.

In particolare l’isola ha storicamente avuto un terreno fertile adatto alla coltivazione dell’orzo, torrenti dalle acque pure e distese di torba, ovvero tutto il necessario per poter produrre un single malt coi controfiocchi.
Una fonte di combustibile (unico elemento estraneo all’ isola) per il momento della distillazione e il lievito per poter aggredire il malto d’orzo, germinato in loco sui pavimenti degli edifici, ed il primo processo di creazione dell’ whisky single malt è compiuto.
L’orzo diventato malto, viene quindi asciugato e “affumicato” con dei camini che bruciano esclusivamente torba.
Questa, tra le quali Laphroig ne sottolinea orgogliosamente modalità di raccolta a mano e provenienza esclusivamente isolana, è niente altro che lo strato superficiale dei terreni in queste regioni.
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Tutta la costa occidentale di Scozia e Galles è piena di queste zone di particolare qualità agronomica e, di fatto, i whisky torbati originano per definizione da queste zone delle isole britanniche.

Una volta macinato, il malto viene fatto fermentare aggiungendo i lieviti e l’acqua in “pentoloni” di legno o metallo enormi, quindi questa soluzione lievemente alcoolica viene portata ad ebollizione e subisce ia distillazione tipica di qualunque superalcoolico, concentrando la parte alcoolica non tossica nella parte centrale del processo.
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Questo “corpo” assolutamente trasparente, di circa 64-68 gradi alcolici volumetrici e ricco delle qualità proprie del malto torbato, viene poi eventualmente allungato con acqua e messo in botti (casks) ad invecchiare.
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Il legno delle botti aggiunge quell’essenziale quid, quella caratteristica al palato ed al naso, che il semplice corpo, fattomi assaggiare a più riprese, non può ancora possedere.
La varietà ed il pregio del legno delle botti e la loro precedente utilizzazione (possono infatti essere botti da Sherry, da Bourbon, da vari tipi di Porto, di quercia americana, di legno spagnolo, c'è un discreto numero di abbinamenti possibili) e gli anni di stagionatura, conferiranno a ciascuna botte, nei volumi tra i 150 e i 250 litri, qualità uniche e determinanti.

Da ciascun cask, dove il whisky effettivamente si forma e acquista piena maturità, si misceleranno le precise dosi, conosciute solo dagli esperti operatori,e vi si aggiungerà l’acqua per poter diluire il prodotto allo stadio finale di vendita desiderato.
Le miscele verranno quindi messe nelle botti per l’ invecchiamento finale prima di venire imbottigliate generalmente a Glasgow.
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Ormai è deciso, si va su al’ Isola di Islay, poi si scende giu in Galles, raduno tra il 9 e l’11 febbraio e poi a casa.
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Partenza 4 febbraio, autostrada francese fino a Strasburgo per evitare le nevicate in previsione nella parallela Autobahn teutonica e poi a Rotterdam per imbarcarmi.
Partenza intelligente, strada con poca acqua ma temperature sempre sugli zero gradi, peccato che studiando il percorso tra la Francia e l’Olanda non abbia fatto mente locale al momento della programmazione.
Il tratto autostradale di circa 80 Km che attraversa le Ardenne era un paesaggio completamente ricoperto di neve e il manto stradale era completamente ghiacciato.

Velocità di 50-60 Km all’ora, rigorosamente incolonnato dietro ai TIR.
Le ultime centinaia di chilometri sotto una debole pioggia e poi mi imbarco a Hull.
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Fuori stagione i traghetti si possono prenotare anche il giorno precedente la partenza, una bella comodità.
La mattina alle 8 sbarco a Hull e salgo in moto per fare gli ultimi 650 chilometri che mi separano dalle amate distillerie.
Una passeggiata, in confronto ai soliti 1070 che occorre macinare per arrivare a Rotterdam, perché con lo Stelvio e il suo enorme serbatoio le soste per i rifornimenti si fanno ogni 400-450 Km.
Poche soste, poco tempo, recita il detto.
Peccato che durante la pianificazione io abbia sottovalutato la Cumbria, che mi regala pure lei come in Belgio una settantina di chilometri sulla strada principale A66 sotto una bella nevicata sul terreno collinare ghiacciato e che rallenta di molto la tabella di marcia.
Inoltre i tabelloni sulla M6, l’autostrada che sale a Nord, invitano a stare attenti, pericolo giallo per neve e ghiaccio fino a Glasgow.

Per fortuna incontro solo acqua, e poca pure di quella ed arrivo a Glasgow tutto sommato in tempo per lasciare definitivamente l’ autostrada e per immettermi sulla strada principale, la A82 che attraversa la splendida regione del Loch Lomond e del Trossachs National Park.
Strade poco frequentate e ben tenute, asfalto solo umido, un cielo con a tratti un bell’ azzurro deciso, profumo di muschio e di marino.
Qualche raggio di timido sole.
Prendo la A83 che sale decisa tra le montagne e che sul tragitto in quota mi regala una bella tormenta di neve e vento per ridiscendere più a valle e costeggiare il fiordo che mi porterà, dopo 170 Km fino al traghetto di Kennacraig.
La giornata ritorna splendida, le nuvole sono miracolosamente sparite ed un cielo terso da un vento teso con un sole basso ma tiepido, scalda l’ ultima parte del viaggio.
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Ho un paio di ore per riposare e poco dopo le 17.30 mi avvio verso la moto per vestirmi e prepararla all’ imbarco.
Ma lei non si accende.
Muta.
10 minuti di trepidazione poi, provandole un po tutte, si avvia cosi, senza una sicura motivazione.
Sbarco alle 20.30, scendo subito al B&Bche si trova a 100m dal piccolo terminal del Ferry, la moto si comporta stavolta magnificamente ad ogni accensione.
Presentazioni, doccia, Kilt e si va a mangiare.
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La mattina seguente la Stelvio è ancora in sciopero. Muta.
Una postina mi vede trafficare attorno alla Stelvio e si avvicina.
Mi racconta che la mattina presto ha visto la moto posteggiata e che ora, spinta da pura fratellanza motociclistica, desiderava fare la conoscenza dell’altro intenditore, oltre lei, di moto italiane sull’isola.
Mi fa vedere tutte le sue foto sulla sua Vespa 300 SuperSport, di cui da orgogliosamente fiera.
Piaggio, Vespa, Aprilia, Guzzi, per lei sono il semplice segno del gusto e della filosofia motociclistica italiana.
Un modo di sentire semplice ed efficace. Oltre che estremamente veritiero.
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Il problema alla Stelvio è per fortuna semplice da rimediare: il connettore del fermo motore alla leva della frizione è molto lasco, probabilmente durante le operazioni di fissaggio della moto sul traghetto a Rotterdam una brusca manovra da parte dei rudi operatori in stiva deve aver spostato la spinetta lesionandola.
Messa al suo posto la spinetta e fissatala, la moto si avvierà sempre prontamente e senza esitazioni.
Liberatomi il pensiero dalla cura della moto, rilassato mi avvio a Bowmore per la visita alla omonima distilleria.
Il relax finisce immediatamente.
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Dieci miglia di “ forzen shit”, come ha poi coloritamente descritto la tempesta di vento, grandine e neve la dolce e candida guida della Bowmore che ha accompagnato in tour me e altri due ex-marinai inglesi, mi danno il benvenuto presentandomi il clima atlantico dell’isola.

La visita alla Distilleria Bowmore è stupenda, come del resto lo sono state quelle alle distillerie Lagavulin, Laphroig, Ardbeg, Coal ila e Bunnahabhain.
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Un “tour de plaisure “ che in 3 giorni mi ha portato a cadenze fisse - giro mattutino, visita mattutina, pranzo visita pomeridiana, giro pomeridiano - a visitare tutti gli angoli dell’isola ed assaporare i profumi ed i sapori di questo splendido angolo di mondo.
I tour guidati che ogni distilleria offre, in alta stagione ovvero da aprile a settembre, sono assolutamente da prenotare con largo anticipo e generalmente sono composti da gruppi numerosi di partecipanti.
Nella prima decade di febbraio invece i gruppi erano di una o due persone oltre me, con la meravigliosa eccezione della visita a Bunnahabhain, dove sono stato coccolato dalla guida come unico partecipante.
Un servizio regale, quindi, con il Tasting tour successivo alla visita assolutamente intimo e coinvolgente.
Chiacchierare e assaporare quattro, cinque o sei whisky a tour, godendo appieno delle splendide “locations” dove la degustazione veniva svolta.
Una stanza con ampie vetrate sull’ oceano, le basse e coinvolgenti volte delle cantine di invecchiamento del whisky in botte, le calde e profumate pareti di legno e gli arredi con il tartan originale della distilleria.
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Il personale aiutava ad immergersi in questo limbo tra realtà e sogno con le receptionist attente e gentili, le accompagnatrici dei tour precise e ironiche, le degustatrici stimolanti e professionali.
Una menzione particolare merita l'incontro a Lagavulin con "La Leggenda", Ian McArthur.
Un simpatico ometto dalla carica emotiva vulcanica, interessato a svelarvi ogni segreto della sua longevità nel settore, vera pietra miliare di Lagavulin ma che parimenti rimane umile e curioso, sempre interessato a conoscere chi incontra nei suoi Tasting tours.
Tant'è che non appena ha saputo che sono un veterinario praticante di animali da reddito ha incominciato un interessante scambio di nozioni e storie su Lagavulin con noi tre ospiti alternando attente e interessanti domande sulla sanità del suo gregge di pecore e della sua mandria di bovini da carne che orgogliosamente alleva sull'isola nel tempo libero.
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Dopo tre giorni con questi ritmi devo ammettere che è stata proprio dura dover riprendere la strada verso sud, ma il Dragon Rally chiama e mi occorrerebbe comunque una tappa di avvicinamento a casa, visto che dall’Isola di Islay a casa corrono più di 2000 km di strada.

Lascio la bella e rude isola sul traghetto per Kennacreigh preso per fortuna, il posto per la moto infatti è stato trovato all’ultimo momento perché capita di sovente di vedere questi traghetti completamente occupati dai mezzi pesanti che trasportano materiale da e per l’isola.

Una cavalcata di 650 Km e arrivo il pomeriggio di venerdì al sito del raduno.
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Il venerdì non sarebbe ancora possibile piantare la tenda al sito prescelto e che usualmente cambia di anno in anno, ma una volta arrivati a Conwy e chiacchierando con qualche motociclista britannico, chissà come mai, salta sempre fuori qualcuno che è venuto a conoscenza del luogo dove si svolgerà con un certo anticipo.
Si segue l’ informatissimo biker e si pianta la tenda mentre l’ organizzazione, una volta accertato che chi accede al campo possieda l’invito ufficiale, chiude entrambi gli occhi e continua a preparare le ultime cose per la giornata di sabato.
Il viaggio di ritorno da Islay è stato all’ insegna di un bel sole con delle temperature primaverili per la media scozzese, con il termometro che saliva fino a 4-5 gradi, ma entrato in Galles il cielo si è fatto man mano più scuro e nuvoloso fino a quando, poco tempo dopo aver finito di picchettare la tenda, ha incominciato a piovere dapprima leggermente poi sempre più intensamente, fino ad arrivare ad una intensità davvero impressionante.
Acqua a catinelle e vento teso e violento, forse complice la superficie del lago sul quale si campeggiava, talmente aperta che non forniva alcuna barriera alle intemperie.

Serata umida sotto il tendone, pochi motociclisti e nessun intrattenimento dal vivo, visto che la festa sarebbe dovuta incominciare la mattina seguente e continuare per 24 ore.
Un panino veloce, quattro chiacchiere senza trovare nessun conoscente del Moto Guzzi Club Great Britain, un paio di birre e via, a sincerarsi che la tenda fosse ancora al suo posto.
I picchetti tenevano, l’ acqua non passava, ho steso il sacco a pelo ed ho cercato di dormire nonostante il vento teso e la pioggia mi abbiano rumorosamente accompagnato per tutta la nottata

La mattina, con le previsioni che non davano tregua anche per la giornata di sabato, ho impacchettato velocemente tutto e sono filato a registrarmi a Conwy e poi ho messo le ruote in direzione di casa.
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Traghetto a Dover perché l’Eurotunnel era fully booked in aggiunta a 2 ore di ritardo a causa di problemi tecnici e faccio tutta una tirata fino a Metz.
Da li il giorno dopo mi aspetteranno 600 Km sotto una nevicata costante che miracolosamente si fermerà proprio poco prima di incominciare a salire verso il tunnel del Gottardo, evitandomi di dover chiodare a soli 100 Km da casa.

La Stelvio si è confermata una eccellente macchina per lunghi viaggi: serbatoio capiente, si carica all’infinito visto che attualmente tra il baule, le due valigie laterali e la borsa del serbatoio supero i 200 litri di capienza, ottima protezione aerodinamica, eccellente illuminazione notturna, ha retto le lunghe tratte di 400Km a velocità 150Km/h, meteo permettendo.
I pneumatici Anlas Wintergrip Plus hanno rivelato una ottima tenuta invernale e l’ altezza della carcassa e del battistrada è sufficiente per reggere i chiodi Bestgrip 1100 e il posteriore anche i 1200.
Un’ ottima moto che ha risvegliato l’ interesse e l’ammirazione di chiunque abbia incontrato che capisse qualche cosa di motociclette.
Come accade sempre a chi viaggi in Moto Guzzi, del resto. Che ve lo dico a fare…
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda fabiolemans1 » gio mar 08, 2018 10:27 pm

bellissimo resoconto, bravi tu che sei un culo di pietra e brava la stelvio che è una moto della madonna.
-fabio-
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda He59 » gio mar 08, 2018 10:39 pm

...una sola parola, complimenti :inchino: !
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda SteSK » gio mar 08, 2018 11:12 pm

Chapeau, Maul!
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda Carthago » gio mar 08, 2018 11:43 pm

Bellissimo, bravo.

:clap: :clap: :clap:

Luca
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda apemaia » gio mar 08, 2018 11:50 pm

Non ci sono parole se non complimenti grandi per il viaggio, la moto, il report! :inchino:
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda Scurzon » ven mar 09, 2018 1:13 am

pheega
che invidia le visite alle distillerie
Lagavulin
Single malt
tutto il resto contorno :asd:
quante bottiglie ti sei portato a casa?
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda nuradler » ven mar 09, 2018 1:44 am

Grande Maul ..!! :inchino:

Complimenti per il " giro " non propio tranquillo e convenzionale :asd:

Se ti avanza qualche liquido torbato sai che agli incontri Guzzisti c'è sempre qualcuno in riserva.. :D

:celebrate: :clap:
Senza Guzzi vita grigia

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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda gabrielebig » ven mar 09, 2018 2:55 am

Figa Maul, figa!

Admin: si può scrivere figa? :look:

Figa, insomma, no, cioè, vabbeh.

-riprende fiato-

Il rispetto esonda dai miei orifizi come onda anomala che travolge la percezione del sé biker del vecchio guzzista ingrigito che memore degli elefantiaci trascorsi cullava con orgoglio. No, non valgo nulla.

E niente, figa. Respect. :inchino:
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda Tatuato » ven mar 09, 2018 9:37 am

Bellissimo,
dovrebbe finire sul sito...
ma ora sei iscritto ad un gruppo di alcolisti anonimi?? :asd:
Andrea. La vita è varia e molteplice. Il piacere e' piacere, da dove arriva, arriva.
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda Pask73 » ven mar 09, 2018 10:23 am

Complimenti per il viaggio!!!!!

:celebrate:

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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda Red27 » ven mar 09, 2018 10:31 am

Bravo Maul, bellissimo giro! :ok:
trasformo giunti cardanici rovinati in feste di paese
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda Bibobomio » ven mar 09, 2018 11:24 am

Gran bel giro, complimenti!
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda Betto » ven mar 09, 2018 4:38 pm

Ma bellobello :D :D :D :D
Grazie Maul!!! :celebrate: :celebrate: :celebrate:
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda bicilinder » ven mar 09, 2018 5:15 pm

Grande Maul!!! Grande Guzzi!!!

:inchino: :inchino:
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda Goffredo » ven mar 09, 2018 10:46 pm

Applausoni!!!!! awais awais awais :ok: :ok: :ok: :celebrate: :celebrate: :celebrate:

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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda Calidreaming » sab mar 10, 2018 1:24 pm

io dico solo che non ti invidio a me certi cosi alcolici non mi piacciono e poi i posti son brutti ..... e poi andare fin lassù in moto .... e poi chissà quante buche per la strada ..... e poi la neve..... :climb: :climb: :climb: :climb:
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda Ticcio93 » mer mar 14, 2018 8:57 am

...'inchia Bene


più faticoso il reportone del viaggio, con tutte quelle foto poi!! :asd:






...anyway.... :inchino:
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda nedo » mer mar 14, 2018 11:17 am

Maul gran bel viaggio e gran bel report
complimenti e grazie per aver condiviso

cosa mi frena a fare un giro del genere (nel periodo invernale)?
1- il freddo;
2- il freddo;
3- il fegato.
e cmq non essendo un intenditore e neppure un bevitore di whisky, perderei una parte motivazionale determinante...
r a m a g u s s i
https://www.youtube.com/watch?v=Qi75P9_lGN0
nedo
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Re: A febbraio in moto? Scotland, of course!

Messaggioda GuzziTopo » mer mar 14, 2018 12:42 pm

:inchino: :inchino: :inchino:
non ho altre parole.

ho letto e riletto il resoconto alla ricerca di qualche punto che mi facesse provare una punta meno della sana invidia che provo.

Mi posso solo attaccare alle seguenti cose:
-vedo delle cozze in un piatto.
-hai sporcato tutta la moto, non lo farei mai.
-troppo whisky...me sarei ubriacato prima di arrivare al secondo punto di assaggio.
-io a febbraio non vado in moto.

questo mi basta.

...ma quindi famme capì, te il tracker ce l'hai pre-viaggio non post. Interessante. Alla fine in ogni caso hai una mappa con tutti i punti dove hai marcato il territorio.

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